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E se il Mosè di Michelangelo quel giorno avesse deciso di parlare?….

E se il Mosè di Michelangelo quel giorno avesse deciso di parlare?….
di Carla Primiceri

(29 gennaio 2010) Ci avete mai pensato?
Come l’avrebbe presa Michelangelo se il “suo” Mosè si fosse improvvisamente alzato … con movenze pacate ma ferme, accennando un leggero educato sbadiglio, come se si fosse risvegliato solo allora da un lungo sonno durato secoli, le sacre tavole sottobraccio, lo sguardo concentrato sulla sua missione salvifica, la lunga ricciuta barba ricadente e fluttuante.

E come l’avrebbe presa Mosè ritrovandosi improvvisamente catapultato in un’altra epoca, lì in un laboratorio polveroso del 1500 … o peggio, nella navata di S.Pietro in Vincoli a Roma, forse di fronte ad un turista giapponese che gli punta contro una nikon flashiante di ultima generazione nel terrificante VENTUNESIMO SECOLO.


Ma figuriamoci per prima l’espressione facciale di Michelangelo ai tempi suoi: sì, direi alquanto esterrefatto, disarmato, spiazzato, ma compiaciuto nel vedere che le sue capacità artistiche avevano ottenuto più che giustizia nella plastica umana realtà di un marmo che prende vita, soprattutto dopo tutti quegli anni di attesa, ben 40, e forse non a caso. Compiaciuto nell’ammirare quell’eleganza, sapienza, potenza, forza, pazienza espressione di misticismo, verità, speranza, fede, tenacia che la sua creatura esprimeva così semplicemente alacre, senza vezzi, senza pourquoi? Sicuro di non aver gettato via gli ultimi 40 anni della sua vita dietro a scalpello e martello. Pensate se ora nelle 4 mura di casa vostra, o in mezzo alla lenta folla della Tate Gallery di Londra prendesse vita uno “Schifano”





o peggio un “Koons”, magari il suo coniglio d’acciaio! Gesù non vorrei proprio essere lì!E credo neanche Michelangelo e Mosè!





Cosa direbbe la “creatura” al suo “creatore” e come risponderebbe lui a sua volta …? Beh finché si può essere un possente Mosè o una bella Monnalisa da dire e da rispondere ci sarebbe tanto … ma proprio non vorrei essere al posto di un cuore lucido di Koons … o uno squarcio nella tela di Fontana





… mi sentirei alquanto a disagio come squarcio … mi chiederei perché il mio creatore mi odia così tanto da pensarmi così vuota e scura, fredda, ruvida e sfilacciata tanto da rappresentarmi come un taglio, uno sfregio che irrompe e rompe quella che dovrebbe essere la mia culla natale, dolce accogliente, colorata come la immaginerei io come opera d’arte … E pensare che Dio ha fatto l’uomo a sua immagine, poco meno di un angelo...





… perché mai l’uomo deve pensare alle sue creature come brutture orripilanti, disarmoniche, senza vita, senza anima … io vorrei semplicemente essere un’opera d’arte così come venni pensata all’origine, così come doveva essere la mia natura, così perché ero nata così e volevo restare così..e invece il mio “creatore” mi ha trasformato in una cosa informe, incolore, insapore, tanto che io stessa non mi riconosco neanche più … figuriamoci chi mi guarda! Anzi vi confiderò un segreto, secondo me neanche il mio papà mi riconosce davvero, tra tante sembriamo tutte uguali, fatte con lo stampino, come una fotocopia! Povera me! Che fine ho dovuto fare nel ventunesimo secolo … Eh se solo l’avessi saputo prima, non mi sarei mai prestata all’evoluzione, avrei sicuramente scelto di restare com’ero … semplicemente vera.


29 gennaio 2010
Articolo di
admin
Rubrica:
Versi Liberi


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