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Privé e altre storie.  Gli Avion Travel in concerto

Privé e altre storie. Gli Avion Travel in concerto
di Alessandra Bernocco

Sono un paese di periferia
Fammi una sorpresa e mostra la bellezza
Io stancherò la mia festa
Sono l'acqua fitta che cade improvvisa
Esci fuori e danza i tuoi grandi fianchi
Io ti dirò quanto mi manchi

(da L'amante improvviso)
(28 novembre 2019) Salta agli occhi la chitarra e salta agli occhi perché non c’è. E pesa l’assenza del chitarrista. Fausto Mesolella se n’è andato improvvisamente due anni fa, nel mezzo di Retour, uno sporadico tour di ritorno da tutto esaurito tra il 2014 il 2017.
Subito dopo sono partiti i lavori attorno a Privé, l’album uscito a maggio 2018, in cui gli Avion Travel hanno “cercato di dare forma al dolore”.
Non è facile salutare un amico e non è facile sostituirlo. Così per adesso il chitarrista non c’è e la chitarra è affidata a chi di loro la sa suonare a dovere, come Ferruccio Spinetti, che si congeda dal suo contrabbasso per suonare Abbassando, il loro primo successo, immancabile in ogni concerto.


“Onorare la memoria di Fausto – raccontano– significa per noi restituire l’immagine che di sé egli dava come artista nelle sue canzoni. Da qui la necessità di frequentare il nostro comune repertorio e fondarne uno nuovo lì dove con lui ci siamo interrotti.”



La Piccola Orchestra ha chiuso domenica scorsa la prima parte del tour di presentazione del nuovo album al Teatro Vascello di Roma, affollatissimo, con lista d’attesa. Ma chi non ce l’ha fatta  si rifarà quest’estate, perché non può certo finire così.



Dopo un’attesa di nove anni dall’ultimo album, L’amico magico, dedicato alla musica di Nino Rota e ben quindici dall’ultima raccolta di inediti, Poco mossi gli altri bacini, la rimonta non può esaurirsi con un tour di qualche mese.



Alle nuove canzoni di Privé si sono alternati i grandi classici che tutti si aspettano. Non solo Abbassando e il ‘turchino spazio amabile’ che ci catapulta d’un colpo a quando molti di noi non erano presbiti, ma Piccolo tormento, L’amante improvviso con le sue irresistibili figure retoriche che dette così non sono affatto retoriche. Perché come fa a esser retorico uno che ‘danza i fianchi’ e ‘stanca la festa’. E ancora  Aria di te, Cuore grammatico, Dormi e sogna, la ninna nanna dedicata a una sposa con cui vinsero il premio della critica a Sanremo 1998, due anni prima della vittoria con Sentimento, che ha chiuso il concerto prima del bis, coinvolgendo il pubblico, come sempre è accaduto, in un coro in crescendo di la la la e a bocca chiusa.



Sono loro, sempre uguali, o forse siamo noi, pubblico fedele e fidelizzato di antica memoria che li vede uguali a venti / venticinque anni fa. Gentili di quella gentilezza semplice e vera, che si tocca con mano, senza artifici, occhiolini, trovate.



Loro e la loro musica bella, che incontra i cultori e conquista i profani. Per vie traverse, percorse ognuno come gli va, in cerca di nuovi territori da esplorare e nuovi artisti con cui fare un tratto di strada. E poi tornare insieme di nuovo, per la gioia di tutti, ognuno con la sua fetta di pubblico in più, a riannodare le fila di un discorso cominciato a Caserta a fine anni ottanta, quando mutuarono il nome da un’agenzia di viaggi della città.



Perché gli Avion funzionano anche così. Uno per tutti, tutti per uno. Peppe D’Argenzio, per esempio, clarino, saxofono e altri fiati, suona nell’orchestra di piazza Vittorio; Ferruccio Spinetti è parte del duo Musica Nuda con Petra Magoni; Peppe Servillo, voce e frontman di inuguagliabile charme, è attore di cinema e teatro e parte del trio che alcuni chiamarono GSM, ovvero Girotto Servillo Mangalavite.



Così, a onore di informazione.



Ora in scena c’è lo zoccolo duro della Piccola Orchestra composto da Servillo, D’Argenzio, Spinetti e Mimì Ciaramella, batterista di razza, e poi Duilio Galioto alle tastiere e Flavio D’Ancona, seconda voce e melodica, non proprio nuovi ma ‘almeno recenti’.



Sono belli già solo a vedersi e ti trasmettono quell’allegria composta piena di garbo e di buona creanza.



Infatti, “prima di tutto, la buona creanza”.  Lo salutano sempre così, il loro pubblico, dopo la prima canzone che serve a gettare il filo di una rete da tessere insieme fino alla fine, per lasciarti un nuovo pezzetto di storia da portarti a casa e custodire con cura.



E’ trasversale, il loro pubblico, e va dai dieci anni in avanti, fatto anche di figli ben allevati con padri e madri in odore di ricordi.



Accanto a me, una ragazzina di non più di dodici anni (ma penso meno), cantava piano ed era un piacere ascoltare anche lei.



Si comincia con A me gli occhi, in verità un brano non nuovo inciso da Patty Pravo nel 2002 rititolato L’incanto e subito restiamo, appunto, incantati. Impigliati nel gioco di sguardi, corrispondenze, intese che si crea tra loro e arriva a noi.



‘A me gli occhi per favore, proverò a incantarti per le prossime due ore’.



Segue Come si canta una domanda, in cui “il protagonista - disse Servillo in altra sede -è un precettore del settecento che riflette sulla natura del linguaggio partendo da una storia d’amore”. C’è sempre l’ironia sorridente del Servillo paroliere che non si scompone anche di fronte a ‘un’altra scena di matrimonio’, che ancora matrimonio non è e chissà se sarà, come ne L’amore arancione, che si annuncia con un parlato dopo un po’ di minuti di clarino e tastiere protagonisti, e in Privé, il brano del titolo e Il cinghiale, dedicata “ai nostri fratelli animali che ci raccontano spesso come va il mondo”.



Il bis arriva con Se veramente Dio esisti, contenuta nell’album ma già incisa da Fiorella Mannoia nel 2010, una canzone che è una preghiera, “o una cipolla”,  dice Servillo nel presentarla, che sotto i veli racchiude un cuore di speranza.



E ancora Caro maestro, che si rivolge a una maestro metaforico e non per forza consapevole e poi l’ultima, Storia d’amore, che è di nuovo un ritorno al passato.



Voglio chiudere tornando su di qualche canzone, con un brano scritto  per loro da Pacifico, Dolce e amaro, che parla di un amico, ma un amico umorale. E anche Privé è una raccolta umorale, cioè piena di umori che salgono a galla, decantano e tornano su, più trasparenti e più lievi di prima.



Da ascoltare e riascoltare, anche da soli, anche a occhi chiusi.



 



Il concerto al Teatro Vascello di Roma il 24 novembre scorso è inserito all’interno del festival Flautissimo, organizzato dall’Accademia italiana del flauto, che prosegue al Teatro Palladium con Doc, Donne di origine controllata, di e con Francesca Reggiani, il 7 e l’8 dicembre 2019 e Sulle vie del Tango (Il sogno di Borges), con Massimo Popolizio e Javier Girotto, l’11 dicembre.



 



 



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