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BANCHIERI  ne parliamo con l'autore Beppe Ghisolfi

BANCHIERI ne parliamo con l'autore Beppe Ghisolfi

Non voleva fare l’astronauta, il calciatore, il campione di boxe, il pilota di auto da corsa, ma nemmeno il chirurgo, il muratore, ché impastare il cemento, lisciarlo e dargli forma come il pongo o la creta, è sempre una libidine. No, a sette anni Beppe Ghisolfi voleva fare il presidente di banca. E nemmeno di una banca qualunque: della banca che aveva rifiutato a suo padre il mutuo sperato. La Cassa di Risparmio di Fossano, di cui, vedi un po’, è tuttora presidente.

Perché se sognare la vita a sette anni è di tutti, immaginarla di molti, programmarla e perseguirla a qualsiasi costo è davvero di pochi.


“Scordatelo – mi disse mia madre che era una donna di grande saggezza -. Noi siamo poveri e non conosciamo nessuno e per fare il presidente di banca bisogna fare studi che non ci possiamo permettere”.



Ed è così che, dopo due interdizioni, anzi grazie a due interdizioni, nel 1997 diventò presidente della Cassa di Risparmio ‘incriminata’.



Da una parte il mutuo negato, dall’altra la madre che lo intimava a rassegnarsi, la sfida era aperta e il destino là fuori pronto per essere asfaltato. Se il caso anche rinunciando a catalizzatori politici.



Già giornalista di TeleCupole Piemonte - emittente locale dove recentemente è rientrato in veste di opinionista settimanale e conduttore della prima serata del lunedì - rifiutò proposte di candidatura da più parti, semplicemente perché il suo obiettivo era un altro. Tener fede a un mandato che si era dato per riscattare suo padre da quella che già da bambino gli era parsa un’ingiustizia.  



Questo stretto rinvio tra vita e carriera, questa consapevolezza  che le scelte decisive possono avere radici lontane, è certamente alla base di Banchieri, un tomo di più di cinquecento pagine in cui Ghisolfi racconta la vita di trentacinque persone per bene, come tiene a precisare più volte nel corso di una conversazione spassosa in cui ha  parlato di pil, titoli, obbligazioni, a chi, come la sottoscritta, annaspa a compilare gli estremi di un conto corrente.



E anche in questo caso c’è in gioco un’evidente volontà di riscatto e il bisogno di fare un po’ di giustizia.



Come è nata l’idea di questo libro?



In questo periodo l’opinione pubblica è scossa dalle vicende che hanno riguardato sette banche italiane. Banche che hanno commesso gravi errori a scapito dei contribuenti ma che non rappresentano che una piccola minoranza nel panorama generale, considerato che le banche in Italia sono più di cinquecento. Ma si sa che la gente fa di tutt’erba un fascio e gli errori di pochi hanno rovinato la reputazione di tutti. Allora mi sembrava giusto far luce sulla parte sana che è preponderante, perché ci sono tante persone oneste che  lavorano diciotto ore al giorno, hanno all’attivo studi che non finiscono mai e dovevano essere rivalutate. Ne ho parlato con Antonio Patuelli (il presidente dell’Abi di cui Ghisolfi è il vice ndr), che ha subito avallato l’idea e mi ha incoraggiato a procedere.

[continua]
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