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MITI PRETESE La retrospettiva al Teatro Vascello:

MITI PRETESE La retrospettiva al Teatro Vascello: "Roma ore 11", "Troiane", "Festa di famiglia".

Entro in platea mentre stanno provando a più voci vecchie canzoni e non voglio interromperle. E’ bellissimo spiare il lavoro di queste artiste magnifiche, ascoltarle accordarsi sui reciproci toni, parlottare tra loro anche con gli occhi affidandosi a segni che ormai sono codici.
Traspare con forza dai loro spettacoli una complicità perfetta, che è punto di partenza e punto di arrivo.
Si parte da un talento solido e certo, presupposto della fiducia che corre tra loro in modo evidente; da una scuola condivisa, quella del teatro di parola della migliore tradizione, e si arriva a partorire un teatro originale di altissima qualità, coordinato e compatto, che beneficia tra l’altro di doti canore non comuni. Nel mezzo un percorso ricco di stimoli, non senza accidenti, ma pieno di libri, immagini, discorsi, confronti.


Se devo raccontare delle Miti Pretese mi viene in soccorso la figura del cerchio, dove ogni punto è equidistante dal centro, ma al centro si guarda e si tende come un obiettivo comune, approfondendo man mano, verificando e correggendo se il caso, unite nella volontà di rischiare, sperimentare, scommettere.



Però se domandi a Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti e Mariàngeles Torres qual è il loro metodo ti rispondono più d’accordo che mai ‘vorremmo saperlo anche noi’.



Quello che è fuori discussione è una professionalità senza riserve che permette loro di affrontare figure tragiche e borghesi, epiche e liriche, di ieri e di oggi con la stessa perizia e, se occorre, una generosa disposizione mimetica. Forse meriterebbero ancora più fiducia dai centri di produzione, anche quelli poco inclini a rischiare. Dopotutto in scena ci sono solo un po’ di sedie, due o tre panche, qualche lenzuolo che se lo sai usare come si deve fa da sipario, da fondale, da separé, una macchina per scrivere (vabbé una ciascuno ma ormai già ce l’hanno), una fisarmonica, un po’ di vestiti e tessuti colorati, una toeletta per il trucco, un tappeto andato e un divano di più. Il tutto distribuito in ben tre spettacoli. Non molto altro. A parte una squadra di cavalli di razza con cui si va sul sicuro.



Le incontro al Teatro Vascello di Roma dov’è in corso, dal 23 aprile al 6 maggio 2018,  una retrospettiva dedicata costituita da  Roma ore 11,  lo spettacolo tratto dalla sceneggiatura di Elio Petri confluita nell’omonimo film, Troiane, Variazioni sul mito, ovvero la tragedia di quattro donne riscritta guardando a Ecuba, Cassandra, Elena e Andromaca e Festa di famiglia, una drammaturgia tratta da Luigi Pirandello e realizzata con la collaborazione di Andrea Camilleri che innesta motivi e frammenti pirandelliani autografi in un canovaccio originale.



In scena fino a domenica 6 maggio, vede coinvolti anche Fabio Cocifoglia e Diego Ribon.



Cominciamo di qua. Come nasce questo spettacolo e perché Pirandello?



Volevamo raccontare di violenza in famiglia, soprattutto rivolta alle donne, ma dopo avere letto tutto il leggibile ci mancava un filtro poetico, un autore che ci permettesse di andare oltre la cronaca. L’illuminazione è arrivata con Pirandello che i rapporti malati, violenti, i meccanismi di prevaricazione e sottomissione, li ha trattati in quasi tutti i suoi scritti. Le scene tra Mommina e Rico Verri di Questa sera si recita a soggetto, in particolare, sono da manuale in questo senso.

[continua]
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