Multiversi roundbox
Non volevo mi si perdesse dentro. L'amore.

Non volevo mi si perdesse dentro. L'amore.

Ozpetek scrive di interni e di volti, e chi si aspetta larghi paesaggi urbani non sa bene di quelle sue angolazioni interiori sul ciglio di una lampada. E invece è proprio quella calda luce sospesa su salotti di legno e ceramiche rovinate a fermare la vita dei suoi personaggi. Fermarla, interromperla. Volutamente. Come persone che abbiamo incontrato e lasciato, e adesso vagano fuori da noi senza che ne sappiamo più niente. Di noi, di loro. Di come ancora ci mettono nelle dita del mondo. E tutto ciò ha il fascino di un'intimità che pochi sanno restituire senza sovrastrutturare.


Almodovar, per esempio, ugualmente regista di interni, spinge però, coi colori e le caratterizzazioni dei volti, dei nasi, degli ambienti, delle relazioni, per una nostalgia di reazione. Ozpetek invece rimane più psicologico, con il suo quasi blu di ogni scena. Il contesto è una deriva, e i suoi attori, fossero anche solo quelli più tristi, abbassano quasi sempre gli occhi, ma non perché si arrendono, perché hanno occhi così densi, così pesanti, portano tutto, che sarebbero piombo negli occhi degli altri se visti. Soltanto intuirli. Per spettatori ugualmente esistenzialisti, verticali. Con la testa piegata dal peso anche loro.



E anche se è Istanbul, la città che Ozpetek non descrive e che invece porta dentro il più possibile nascosta (ma viene fuori, cavolo se viene fuori, per chi se ne accorge), la vita passa comunque fra i bicchieri di una sala da pranzo, antica, addobbata di sguardi e di gesti. Lenti. Pittura incrostata. Il rosso soprattutto, che però diventa più rosso nel ponte e nei dettagli, così nella cover di un enorme "telefonino".



È solo in un momento che la si può guardare d'insieme e intera questa città, dall'alto, ma come se fosse una surreale istallazione di luci immaginate, con tutte quelle luci delle grandi città, qui solamente posticce: grattaceli impacciati di una modernità contrastata da un clima politico di impossibilità, con il Bosforo di lato o davanti, che i gabbiani commentano, e il silenzio delle menti semplicemente contorna.

[continua]
 © Multiversi Project 
Di link in link verso l'approfondimento
Contattaci
Ai sensi della Legge 7 marzo 2001, n.62, si dichiara che Multiversi.info
non rientra nella categoria di "informazione periodica" in quanto
viene aggiornato a intervalli non regolari.