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COPENAGHEN ritorna a Roma al Teatro Argentina

COPENAGHEN ritorna a Roma al Teatro Argentina

Sulla piattaforma simbolica del Teatro Argentina di Roma ritorna la drammaturgia perspicace di Michael Frayn, attraversata in modo radicale dalla regia senza fronzoli di Mauro Avogadro. E mette a confronto, in un incontro nevralgico e ideale, la fisica quantistica di Werner Heisenberg, tedesco, e la fisica quantistica di Niels Bohr, ebreo: entrambi Premi Nobel per le scoperte fatte nel campo del nucleare.
Umberto Orsini, Massimo Popolizio e Giuliana Lojodice, nei panni dei tre protagonisti, rispettivamente Bohr, Heisenberg e moglie di Bohr, ci aiutano a riflettere, con i loro dialoghi netti e appassionati, sui "se" e sui "come", sui "perché" sia stata utilizzata la bomba atomica durante la seconda guerra mondiale.
Insieme a Massimo Popolizio, l’attore più giovane e caratterizzante della commedia, di indubbia bravura e sostenuta personalità, proviamo a spiegare perché questo testo a teatro abbia avuto così tanta fortuna e perché ogni volta che si è voluto riproporlo abbia trovato un così immediato e mai deluso scambio di emozioni fra il pubblico e i suoi attori.


- Ci troviamo di fronte a un testo complesso e difficile, perché ha scelto di interpretarlo, perché lo giudica importante e perché la gente che ancora non lo ha visto dovrebbe venire a teatro a vederlo? «Innanzitutto perché è un testo che è andato benissimo in tutte le parti del mondo, da Londra, dove è stato tre anni, a New York, in Spagna, Francia, Germania…quindi un testo collaudato sotto questo punto di vista. È difficile fino a un certo punto. Si certo è difficile perché non si parla di temi conosciuti benissimo, sono temi di fisica, storia, però è anche vero che attraverso questi temi, che non sono di amore, di corna o altro, attraverso proprio questi temi, scientifici, si mettono molto di più a fuoco i rapporti umani. Attraverso la scienza si riesce a parlare meglio dell’uomo. L’ho interpretato perché fare un personaggio storico è sempre meraviglioso ed è meraviglioso fare un personaggio storico come Heisenberg, uno scienziato dilaniato da problemi che durante la guerra, ancora oggi, sono validi. È stato come dire a uno scienziato iracheno, che cosa fai, ti tiri indietro, non aiuti più il tuo paese se Bush butta giù le bombe…anche se tu non sei con Saddam?»



– La storia ci ha insegnato che la scienza può essere deviata e che questa ipotesi non è più soltanto un’intuizione «Certo, e c’è un problema etico da continuare ad affrontare, il problema che è alla base dello spettacolo, un problema etico in assoluto. Tutto si sviluppa intorno a un incontro che successe veramente, è storia, nel 1941 a Copenaghen. C’era una possibilità utopistica da parte di Heisenberg di immaginare che se tutti gli scienziati avessero fornito la tesi che le risorse necessarie per costruire un reattore non c’erano, sicuramente si sarebbe potuta rimandare la costruzione della bomba atomica. Detta però da un tedesco!»



– E in effetti la bomba atomica l’hanno avuta in mano gli americani e non i tedeschi, pensa che il destino in qualche modo abbia scelto? «Più che il destino, la commedia dice che è la Teoria dell’Indeterminazione, di cui è stato fautore proprio Heisenberg, ad aver deciso. Non si parla nel testo di Dio, non si parla di coscienza o di destino, si parla invece di indeterminazione come visione filosofica della vita.

[continua]
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