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Giovanna Barbero, una Persephone per i nostri giorni

Giovanna Barbero, una Persephone per i nostri giorni
di Annalisa Venditti

Dodici cancelli conducono nell’Ade.
Senza chiavi si aprono... Da millenni, lì, stanno e attendono l’arrivo.
Umane parole sento. Di gioie infelici parlano, di sciagurate e giovani carezze.
Vedo gli inutili rimpianti, sfilacciati legami violentemente recisi,
come corde consumate dal tempo.
Allorché scende dal carro chiede acqua la fanciulla rapita.
E lo fa a me, segreta guardiana dell’ultima passaggio...


Annalisa Venditti
Donne Perse(phone)
(14 gennaio 2020) Ci sono molti modi per fare Teatro, così come altrettanti ne esistono per essere attore. La scena è un territorio semplice e difficile al tempo stesso.
Un contenitore trasparente in cui si vedono immediatamente i pieni e i vuoti. Ma il Teatro è soprattutto un’occasione (per gli attori e per gli spettatori), il luogo dell’hic et nunc dove tutto è possibile. Persino l’inimmaginabile.
Qui un baule può diventare tutto: un portaoggetti, un tavolo, un armadio, una casa, un nascondiglio. Insomma, il Teatro è una scatola magica.
Ma gli oggetti sono tali per definizione. Esistono - nella loro fermezza -anche perché qualcuno sa dare loro uno scopo, una ragione. Così quel baule sarà il tavolo di un’osteria se accanto siederanno avventori e, magari, una procace locandiera.


Arrivo al punto.



Per me Giovanna Barbero, attrice d’esperienza, con una particolare inclinazione verso l’impegno sociale, sta tutta dentro una fotografia che conservo tra le più care. Ho l’onore di poterla annoverare tra le interpreti che hanno deciso di portare in scena un mio testo teatrale contro la violenza di genere. Un progetto coraggioso perché vede impegnate non solo professioniste come lei, ma anche donne che hanno scelto di testimoniare un impegno con la loro presenza.



Torniamo, però, a quella foto, scattata durante una delle repliche più recenti.



Giovanna, con i suoi lunghi capelli scuri, da principessa orientale, è rappresentata sopra una scala di metallo. Di spalle.



E’ vestita dei colori della terra e del sole. Una tunica lunga e morbida le tocca la pelle come una seconda pelle. Recita la sua parte, Persefone, da quella posizione privilegiata. Lo fa perché è il momento del rapimento, il rocambolesco strappo alla vita, perpetuato dalla mano stolta e violenta di un dio crudele e prepotente.  



"Sul carro di Ade è Persephone.

Persephone è sul carro di Ade.

Non grida la fanciulla, più non può gridare..."



Giovanna Barbero è entrata in quella scatola magica, quella di cui vi ho parlato prima, e si è fatta protagonista di un nuovo incanto. Chiudo gli occhi. Dalla foto passo al lavorio della memoria. I ricordi hanno preso il sopravvento. Mi sembra di vedere le raffigurazioni della Tomba di Verghina, in Macedonia. In quella pittura muta tutto risuona. Sembra impossibile, ma è così. Lì sono rappresentate le fasi cruciali del rapimento di Persefone a opera di Ade. La fanciulla inerme protesa verso la libertà. La sua giovane amica, a terra, con le braccia che implorano per pietà di cessare quella corsa.



Rivedo e sento. Giovanna, lì, si siede e si protende dalla balaustra della scala. Il suo viso è una maschera di dolore. Parla di fiamme e lo fa come farebbe la vittima di una violenza contemporanea. Dal mito sprofonda nell’attualità delle nostre cronache metropolitane. Così, un'attrice della sua sensibilità e preparazione ha saputo trasformare in un carro una semplice scala di ferro, utilizzata per le proiezioni nell’aula magna di una scuola. E riesce a far sentire la corsa sfrenata dei cavalli...



Ci sono molti modi per fare Teatro, così come altrettanti ne esistono per essere attore.



Giovanna Barbero conosce le potenzialità del mezzo e spesso lo utilizza per l’integrazione sociale, la denuncia, l’impegno civile.



Non possiamo che ringraziarla per questo. 



 ©ph Teresa Mancini 2019



Il testo Donne Perse (phone) è pubblicato da dei Merangoli Editore



e lo spettacolo è stato messo in scena per la regia di Paola Sarcina.



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