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Articoli, Buddy Whittington - Live@Crossroads
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La satira è arte: o è totalmente LIBERA, o non è satira (Daniele Luttazzi)
9 Settembre Buon compleanno a Giulio Laurenzi...il nostro satirico preferito...
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| Buddy Whittington - Live@Crossroads |
Indirizzo sito : Buddywhittington
Già conosciuto come il chitarrista dei mitici bluesbreakers di John Mayall, il granitico e versatile chitarrista texano pubblica il primo e omonimo lavoro da solista presentandolo al pubblico del Crossroads di Roma.
La stoffa di certo non manca a Whittington che si smarca magnificamente da un ruolo ormai troppo stretto, creandosi un suo spazio nel mondo del blues-rock come musicista e autore. Le dieci tracce impresse su disco ritraggono un chitarrista esperto, potente e versatile, a suo agio nei generi più disparati, ma ancorato fortemente ad un blues di matrice texana.
E' il caso di “Young & Dumb”, brano di shouthern-rock-blues che apre anche il live facendo capire da subito di che pasta è fatta la sua musica: una serie interminabile ed esplosiva di assoli, una bella voce e un gruppo di tutto rispetto, con alle tastiere Roger Cotton e al basso Peter Stroud, già collaboratori di Peter Green e alla batteria il giovane e bravissimo Darby Todd.
Sulla stessa robusta linea altri pezzi tra cui “Second banana”, “Pay the band”, “Romance classified”, ma Whittington è capace anche di brevi e inaspettate virate verso raffinate tessiture musicali (vedi “Greenwood”) e di alcuni importanti tributi tra cui “Stevie Rave On” dedicata a Stevie Ray Vaughan e la lunga e appassionata cover targata ZZ Top “Sure got cold after the rain fell”.
Bello e suonato benissimo nel live è “Minor blues”, un morbido blues che rimane uno dei brani più riusciti del disco. Coinvolgente il ritmo incalzante di “Cant' be good for me”, ma il pezzo che rimane davvero incisivo e sorprendente per la sua cifra stilistica è “Greenwood”, ispirato com'è dallo stile di Peter Geen. La sei corde di Whittington snocciola un blues strumentale aperto e denso d'atmosfera che incanta.
Il finale è affidato a un medley sui classici del blues (Freddie King) e su alcuni pezzi dei Bluesbreakers di Mayall che regalano al pubblico nuove sferzate d'energie e una grande lezione da un musicista che affronta due ore di concerto con assoluta disinvoltura. Un personaggio che non delude le aspettative visti i suoi trascorsi e che anzi è destinato a diventare un vero e proprio classico del genere.
di Dario Ameruso Buddy Live - "Greenwood" Buddy Live - "Second Banana" Buddy Live - "Stevie Rave On"
Pubblicato il 15 novembre 2009 da Orpheus. - FuoriTempo
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