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"Vissi per Maria” - Casina delle Civette - Villa Torlonia Roma
di Chiara Merlo

(29 novembre 2011) Uno spettacolo di Roberto D'Alessandro con la magnifica interpretazione di Elisabetta De Vito.

È la vita di Maria Callas raccontata dalla governante, Bruna.

E ci aspetta all’ingresso della villa con un fare assai nervoso. Forse trattiene, di Maria Callas, tutte le sue incertezze. Bruna è vestita di nero, ma cammina con delle scarpe da ballerina, di stoffa, sulle punte.

I capelli, dignitosamente raccolti sulla nuca, mostrano il rigore delle apparenze, ma un ricciolo come sempre sfugge via, e così interrompe ogni perentorio imposto controllo.

Forse che nessun sentimento di compassione o tristezza debba trovare sollievo, né fra i capelli, né all’interno di quegli occhi vispi e curiosi di governante impaurita. Impaurita da un fatalismo esistenziale che la coinvolge, dal disprezzo del tempo che le si ferma su quell’identico collo di donna.

Bruna è uno specchio.


Un’amica. E comprende il dolore dell’amore, e come ogni anima nobile che non contempli la rovina, perpetua la memoria e il ricordo con amorevole dedizione.



Le mani, solo se le guardi, le mani, ti accorgi di un’intimità mantenuta segreta. E ti accorgi di tutti quei pensieri improvvisi che non possono essere espressi.



Le mani parlano meglio nel silenzio. Maria dorme. Quelle di Bruna sono tese, costrette a non agitarsi, ferme a metà altezza per non impressionare. Si raccolgono sul grembo per ogni difficoltà emotiva, e poi si aprono come le zampe di un gabbiano quando vogliono raccontarti il cielo, volando all’altezza del mare.



Bruna ha vissuto la vita di Maria come fosse tutta sua, sopportando per lei anche le prepotenze di Onassis.



È Bruna che meglio si è accorta di quella fragilità irreparabile...che non si può contenere e neppure difendere. Allora con quella sua postura da guerriera, con quelle scarpe da ballerina, si frappone a ogni insulto e tormento. Fa da presidio a ogni attacco, nella muta speranza di allontanare predatori e sciacalli.



Ma la sofferenza ha un odore forte, perciò attira su di sé, anche da lontano, cattiveria. Così a Bruna non resta che accompagnare quella sua musa di bellezza e fierezza alla morte, accanto al suo letto...accarezzarle la fronte con cura.



La storia della Callas è una tragedia teatrale con le sue diverse interpretazioni possibili, dove però la morte si sente a ogni passo e sventura. E l’eroina di quest’opera è Bruna, sacrifica tutto a quella magnifica donna, sopportandone il dolore e anche la morte.



L’attrice (Elisabetta De Vito) si abbandona completamente alle parole del testo facendolo meravigliosamente suo. Sua è l’esistenza e l’intensità della Callas.



Davvero molto brava. Quelle sue mani impeccabili, frammenti isolati di movimento e tristezza, sanno già tutto.



Particolare anche la regia (Ciro Scalera), in un contesto insolito ma certamente molto suggestivo.


29 novembre 2011
Articolo di
nostoi
Rubrica:
Teatro


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