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We Are More - La campagna di tutta Europa in difesa dell’Arte

We Are More - La campagna di tutta Europa in difesa dell’Arte
di Chiara Merlo

"Cultura: l'urlo degli uomini
in faccia al loro destino"
(Albert Camus)
(30 marzo 2012) “We are more”, noi siamo molto di più. Con questo slogan si vuole dare avvio a una campagna di sensibilizzazione: l’arte si sta spegnendo, quali saranno gli investimenti dopo la crisi?

E mentre l’Europa si attiva perché ogni forma di cultura e di espressione artistica possa trovare respiro in ogni spazio urbano, come al meglio dovrà essere pensato per i prossimi decenni, per l’integrazione e le contaminazioni, per lo scambio e la prossimità, noi in Italia come ci attiveremo?

Quando respireremo aria nuova di trasformazione, culturale? Sembra ovvio e banale ribadirlo ogni volta, ma la cultura riguarda ogni aspetto della nostra vita quotidiana, riguarda proprio il cambiamento, e se vogliamo...è anche il modo di parcheggiare l’automobile per strada.


La cultura ci fa amare e conoscere l’altro nel suo aspetto migliore (e anche in quello peggiore, è la sua forza!), esalta condotte relazionali avanzate. Se offrissimo più soldi alla cultura, ci sarebbe già più voglia di futuro per tutti. La cultura è un presagio, un contagio, il pensiero del bello, il dolore del tempo che viviamo e che ci aiuta ad analizzarne le cause.



La cultura è leggere, scrivere, guardare, ascoltare, toccare, rappresentare solitudini e violenza, immaginare e sognare, analizzare, valutare, è colore in immagini, è colare noi stessi liquidi in musica, è un movimento totale verso ogni direzione possibile, è la giostra delle nostre idee, è impegno, riscatto, riabilitazione e riconciliazione, la cultura è pace, è credere nella religione dell’altro, è sviluppare incertezze comuni, è ridere e piangere, naturalmente anche di se stessi e della propria mentalità, è costume e tradizione.



Ma la Cultura è soprattutto Economia, Nuova Economia, Altra Economia. Ed è Lavoro. I meccanismi della cultura perciò sono complessi, e la cultura non dovrebbe essere rappresentata da spettacolini e teatrini; non è solo un risultato o un prodotto. La cultura non ha mercato, ma fa il mercato. È un percorso, un’intuizione, è un passaggio, e anche il mezzo per passare, è ogni nuova tecnologia, ed è materia per costruire, decostruire, ma senza cemento! La cultura è istruzione, comunicazione, specie interpersonale, perciò non solo svago, è viaggio e turismo, è cucina e paesaggio.



La cultura è il nostro passato, ciò che conserviamo, tratteniamo, archiviamo, ma è soprattutto il nostro presente, quello che siamo o ancora vorremmo essere. È l’immaginazione che ci impegniamo a coltivare nelle generazioni future, le gocce di esistenza e memoria che lasciamo sui muri dell’ostinazione. La cultura è parola e silenzio, è informare e informarsi, è un diritto e un obbligo. La cultura è l’etica dell’esistenza, è la morale dei nostri rapporti, è oltre la conoscenza, o solo l’ambizione di essere colti, è oltre l’emozione e la percezione fuori da sé, ed è perciò oltre la socializzazione e l’individualismo. È amore.



Il 29 marzo si è tenuta a Roma a partire dalle 9,30 (presso la Città dell’Altra Economia, Largo Dino Frisullo) una giornata di discussione e di riflessione sul tema dei nuovi sviluppi delle politiche culturali europee. Su quali possano essere le nuove opportunità.



Questa giornata di incontri e confronto è stata estremamente importante: questa campagna si impegna infatti a influenzare i prossimi negoziati dell’Unione Europea sul bilancio per il 2014-2020.



Ciò che WEAreMore vuole è un programma Cultura definito e coraggioso per il periodo 2014- 2020 che finanzi le avanguardie artistiche e le sperimentazioni culturali a sostegno delle nostre comuni preoccupazioni e aspirazioni europee. Un programma che sostenga cooperazioni innovative, e sperimenti nuovi modelli artistici interculturali, sociali ed economici.



Ma per nuove politiche culturali servono fondi, come per tutti coloro che fruiscono e producono la cultura di oggi e di domani. Neanche in periodi di crisi si può fare a meno di un investimento pubblico che contribuisca a sviluppare il capitale umano e il suo progresso. Certo questo investimento va ripensato, ricalibrato, rifunzionalizzato, ad evitare carrozzoni, corruzioni e profittatori: perché se tutto è cultura, non tutto può, né deve passare per essere “culturale”.



Bisogna incrementare gli aiuti e accrescere l’accesso alle arti, ma allo stesso tempo evitare “evasioni” culturali faziose. Più visioni meno evasioni. L’evento è organizzato da Arci, Eccom, Gai e Perypezye Urbane, in qualità di soci di Culture Action Europe (CAE, la piattaforma politica in difesa dell’arte e della cultura in Europa che conta attualmente più di 100 membri che insieme rappresentano oltre 50.000 tra artisti e attori culturali in tutto il territorio europeo ed oltre, in più di 14 discipline artistiche.) e sostenitori della campagna WeAreMore.



L’incontro è stato articolato in due sessioni: la prima, aperta al pubblico, ha previsto la presentazione delle attività di CAE e della campagna “WeAreMore”, e una panoramica sulle politiche europee per la cultura, con particolare riferimento al nuovo programma Cultura 2014-2020.



La seconda, articolata in tre tavoli tematici di discussione: reti culturali; imprese creative; cultura diffusa. Allora, fatti coinvolgere. (il sito su cui puoi reperire tutte le informazioni, anche in italiano, è: www.wearemore.eu). E firma il manifesto!


30 marzo 2012
Articolo di
nostoi
Rubrica:
Cultura


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