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Il Ratto d'Europa. Dal mito all'identità

Il Ratto d'Europa. Dal mito all'identità
di Veronica Turiello

"Si tratta di rendere l'Europa una casa degna dell'uomo" (Roger Etchegaray)
(19 gennaio 2013) L’Europa s’ha da fare, esiste già o ancora sospira, ripensandosi? A farla è la parola. Rubata alle pagine dei testi, alle idee di poeti, scrittori, politologi, economisti, sognatori. Rubata, perché l’identità è sempre un furto, alle fiabe, ai miti, alle canzoni dei prodotti culturali di massa. Ai caffè, ai banchi profumati delle piazze, alle lettere di viaggio, alle cartoline. Alle targhe ai caduti e ai nomi delle strade. Dimmi, Europa, ti sei mai vista con gli occhi del tuo popolo?


Siete pronti ad essere rapiti? Questo è il Ratto d’Europa Appare in scena, sognante e trasfigurata, Europa. La coroncina rosa con le farfalle e l’ingenuità della vergine. Stupita, sorpresa, rapita dall’impeto del mutamento e della promessa di grandezza eterna. Il mito d’Europa, principessa fenicia, scelta dal divino Giove per divenire sua concubina, rubata alle coste assolate del Libano. Il testo del mito diventa il filo rosso per raccontare la storia di un’identità che deve venire. Identità discussa e favoleggiata fra le righe di altri testi, di mille parole. Un viaggio linguistico ed archeologico – perché per riconoscersi non occorre guardare al futuro ma ritrovarsi in questo fitto passato –.



La lettura dell’identità e della storia europea viene così indagata attraverso un progetto di ampissimo respiro che coinvolge un’intera città con percorsi, work in progress e laboratori di scrittura e di un copione a cui si lavora in modo corale. Nello spirito della partecipazione, del coinvolgimento, della creazione effettiva del “ senso “ di appartenenza . Quel “ mandare a memoria “ l’idea d’Europa, che è poi il “ portare nel cuore “. Quello scoprirsi innamorati del proprio essere europei. Il Ratto d’Europa, ultima esperienza teatrale del Teatro di Roma in coproduzione con Emilia Romagna Teatro Fondazione, è una lettura al disincanto dell’idea e delle idee che in modo sperimentale e metateatrale ripensa sia alle dinamiche storiche del continente Europa. Lo fa rileggendo le dinamiche teatrali classiche, suggerendo una potentissima alchimia fra l’autorialità testuale e professionale del teatro in sé, nel suo ibridarsi a quello che potremmo pensare come un citizen-theatre.



Nella settimana dal 7 al 14 dicembre, la compagnia teatrale del Ratto ha “ ratteizzato “ comunità, scuole, associazioni culturali, case protette e biblioteche. Ha invaso la città, l’ha riempita di parole e le ha cercate, le ha ispirate, le ha chieste. “ Ratto “ come mito e come forma di diffusione virale di un pensiero. Un progetto ambizioso e raffinato, di parola e d’emozione, che riscopre le differenze fra i popoli, guardandole nella loro bellezza e nel valore aggiunto che ognuna di esse porta all’armonia della Comunità Europea.



Gli “ agenti “ del Ratto seguono la scia registica di Claudio Longhi, che fa della scelta del linguaggio e della ricezione testuale della drammaturgia antica in questa versione più che contemporanea, il suo fiore all’occhiello. Con lui, l’eloquenza emotiva di Lino Guanciale, un vero rapimento emozionale sciolto in parole, il Giove inatteso e perturbante di Simone Francia, preso da Europa – una magnifica Donatella Allegro -. Alla coinvolgente narrazione, si alternano Simone Tangolo, Michele Dell’Utri, Nicola Bortolotti e Diana Manea, accompagnati dalla fisarmonica di Olimpia Greco.  Metatetaro. Perché oltre agli attori in palcoscenico, siedono i 100 atelieristi scelti nella settimana di laboratori, coro e voce di impressioni, pensieri, suggestioni. Canto.



Un lavoro che non può considerarsi concluso con la performance a cui i curiosi e “ rapiti “ spettatori hanno assistito fra le alte stanze del Museo Centrale Montemartini, luogo e metafora dell’ibridazione fra modernità e storia, fra archeologia del ricordo e scrittura ex novo dell’identità.  Un respiro ampio che si scioglie nella promessa della prossima messa in scena, nel dicembre 2013, e nel lunghissimo anno di lavoro e ricerca. A cui ogni cittadino è chiamato. L’identità, nell’accezione ronchiana, è semplice, purissimo divenire.



Ratteizzatevi. Benvenuta, Europa.


19 gennaio 2013
Articolo di
nostoi
Rubrica:
Teatro


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