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Pasolini: il motivo dell'eccesso e il fascismo degli anti-fascisti

Pasolini: il motivo dell'eccesso e il fascismo degli anti-fascisti
di Chiara Merlo

"Il rifiuto per funzionare deve essere grande, non piccolo, totale, non su questo o quel punto, «assurdo» non di buon senso"

"Ho nostalgia della gente povera e vera che si batteva per abbattere quel padrone, senza diventare quel padrone"

Pier Paolo Pasolini
(da "L'ultima intervista di Pasolini" di Furio Colombo)
(16 marzo 2015) "Pretendo che tu ti guardi intorno e ti accorga della tragedia...il complotto ci fa delirare. Ci libera da tutto il peso di confrontarci da soli con la verità".

Sono queste le ultime parole di un morto? Ucciso perché non dicesse più? E invece ancora parla. Pasolini è l'Evidenza. Pasolini e il comportamento politico di ognuno di noi. La nostra tirannica abulia. La sua rabbia. Quel suo rifiuto alla violenza espresso con altrettanta violenza, ché noi non possiamo più nascondercela. Vissuta nella sua nudità, carnalità, germoglio di terra strappato alla terra. Perciò con la faccia costretta sul vetro: innanzitutto guardare. Il mare che si riempie di rifiuti, il cemento che ci sovrasta, la televisione e la scuola che ci insegnano a barare. L'omofobia e il continuo sfregio delle donne. La volgarità. La genitorialità imposta e/o degenerata dal consumismo. Quel mondo piccolo borghese, soltanto immaginato, che ha imbarbarito gli umili e gli onesti (gli umili e gli onesti, una retorica oggi davvero fin troppo abusata). Le mete e i mezzi sociali che ci hanno costretto (noi ci siamo costretti) a essere tutti uguali, conformi, amorfi, masse grigie e disperate senza consenso e senza più amore. Senza fantasia. Con non più rischio né pericolo, come già morti prima che nati.

"Piacerebbe anche a me se tutto si risolvesse nell'isolare la pecora nera".

Non l'abbiamo mica ancora risolta la questione del fascismo dell'anti-fascismo. Scaccialo dunque quel pensiero, non alimentartene, e liberati dei fantasmi. "Hai mai visto quelle marionette che fanno tanto ridere i bambini perché hanno il corpo voltato da una parte e la testa dalla parte opposta? Mi pare che Totò riuscisse in un trucco del genere. Ecco io vedo così la bella truppa di intellettuali, sociologi, esperti e giornalisti delle intenzioni più nobili, le cose succedono qui e la testa guarda di là. Non dico che non c'è il fascismo. Dico: smettete di parlarmi del mare mentre siamo in montagna. Questo è un paesaggio diverso. Qui c'è la voglia di uccidere. E questa voglia ci lega come fratelli sinistri di un fallimento sinistro di un intero sistema sociale" Che volete, che vi interpreti questo limpido pensiero sociale? Smettiamola allora di sviluppare torbide teorie del conflitto, consapevoli di non riuscire neppure a stare dalla parte di quelli che sono i più deboli. Siete tutti contro gli "zingari"? Ebbene gli anti-fascisti, prima dei fascisti, saprebbero riconoscerne le vittime.


"L'educazione ricevuta è stata: avere, possedere, distruggere".



Il nostro tempo. Divorare persone. Usarle, violentarle, buttarle via. Paradossalmente: l'inutilitarismo come conseguenza dell'utilitarismo. Tutto diventa dis-funzionale, de-strutturante, al de-grado. Polarizzazioni e magnetiche concentrazioni di malaffare e sfruttamento. Tutto è potere: ma il potere di annullare l'altro oltre il servircene. Tutti come cose: donne come cose, bambini come cose, lavoratori come cose, animali come cose. Ma semplicemente perché li butto via. Il costo dell'espressione umana per una comunicazione vincente di sé che risolva ogni sentimento ricevuto in pratica pornografica. La libertà di essere se stessi misurata dal consumo che riesco a farne. Quante ne ho avute persone sotto? Tanto sono imponente, dominante. Maschio. Fino a esser l'unico e il solo distruttore di tutto quello che c'ho intorno: la mia vita.



Così "questa cupa ostinazione alla violenza totale non lascia più vedere «di che segno sei»".



Come ti racconti. Quale è la narrazione che fai delle tue interiorizzazioni. Sei disposto a morire per essere te stesso? A morire ogni giorno, dico. A essere offeso, mutilato, abbandonato ai margini. Sei disposto a metterti tutti contro? Mentre gli altri annusano le tue ferite e sanno bene come possono distruggerti. Aumenta l'indice potenziale della vulnerabilità. Saremo tutti più esposti alla violenza se la pratichiamo. Sarà l'unica modalità per esserci. Quella del più forte. Totale se si allarga negli sguardi, con i gesti, dentro le parole.



Le parole come strumenti per un'ideologia di massa. "Voi siete con la scuola, la televisione, la pacatezza dei vostri giornali, voi siete i grandi conservatori di questo ordine orrendo basato sull'idea di possedere e sull'idea di distruggere. Beati voi che siete tutti contenti quando potete mettere su un delitto la sua bella etichetta. A me questa sembra un'altra delle tante operazioni della cultura di massa. Non potendo impedire che accadano certe cose, si trova pace fabbricando scaffali". L'apologia dell'istruttoria. Processi linguistici che declinano simbologie in slogan per tutti. Detto fatto, forum, il verdetto finale, quarto grado.



Ed è per questo che "Siamo tutti in pericolo". Non è più solo un avvertimento. Pasolini è già stato ucciso, più volte, mentre ancora "io ascolto i politici con le loro formulette, tutti i politici e divento pazzo".



Lo spettacolo messo in scena dal regista Daniele Salvo con i due bravissimi attori, Gianluigi Fogacci e Raffaele Latagliata, rispettivamente nel ruolo di Pasolini e Colombo, riporta alla memoria di tutti quell'ultima intervista fatta da Furio Colombo proprio il giorno prima che Pasolini morisse, e dove egli più volte insiste: "lo sanno tutti che io le mie esperienze le pago di persona".



E sono le parole scelte a farne il valore.  Le Lettere Luterane, gli ultimi articoli per Il Mondo e Il Corriere della Sera del 1975, e poi la lettura di quel documento estremo e profetico, quella confessione più che un'intervista, con sullo sfondo alcune installazioni video che rappresentano i momenti storici e politici più significativi del disfacimento istituzionale. Le stragi, il cinico "pragmatismo" della DC, le lotte politiche di facciata, l'assassinio e i funerali del poeta. I presenti.



L'ambientazione scenica è di colore carta da zucchero. A perimetro dello spazio usato: un misero letto, una scrivania messa di lato e delle sedie bianche. Un giovane ragazzo nudo e riccio (Michele Costabile) si muove leggero fra i sogni, mentre il protagonista usa la sua macchina da scrivere come strumento di drammatica espiazione. L'interpretazione è eccellente, nel rispetto di quello che è scritto soltanto come epitaffio.



Visto al Teatro Vascello di Roma il 13 marzo.


16 marzo 2015
Articolo di
nostoi
Rubrica:
Teatro


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