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Gli occhi innamorati di Milton

Gli occhi innamorati di Milton
di Chiara Merlo

Non poteva piú vivere senza sapere e, soprattutto, non poteva morire senza sapere

Beppe Fenoglio
(da "Una questione privata")
(09 dicembre 2017) "Una questione privata" è un film del 2017, diretto da Paolo Taviani, Vittorio Taviani, con Luca Marinelli e Francesco Turbanti. Dal romanzo di Beppe Fenoglio.

Un viso dentro la nebbia. Occhi azzurri, lucidi, di un uomo in guerra, infreddolito, che ci appare come una visione. Sale a fatica sopra un monte, attraverso degli alberi, e pensa di arrivare stanco verso un ricordo. Poi c'è una grande casa fatta di rosa, con tutte quelle finestre bellissime. Prende respiro, fra i rami quasi sorride, ma adesso quelle finestre sono chiuse. È la borghesia.

Insiste per entrare. Ritrova il viso di lei fra le cose, dolcissimo, lineamenti come scrittura, la sua voce. Occhi innestati in parole fatte di ricami e capricci. E sente di nuovo quel desiderio fortissimo prendergli la mente, quel desiderio totale: l'idea dell'amore.


La signora che gli ha aperto la porta gli dice che Fulvia forse non tornerà più, ormai c'è la guerra. Resta in città. Ma la guerra è interiore. Nessuno lo sa?! Poi, mentre lui, con quelle mani consumate dal freddo, dentro guanti tagliati su dita ingrossate, sfilacciati dall'esistenza, dentro occhi allagati, allargati, accarezza vecchi dischi, e insieme vecchie canzoni, attimi di tenerezza e spensieratezza, quella donna, così intristita dal tempo, presenza ora necessaria, insiste con quel suo racconto e cerca attenzione, lei che vuole farsi guardare e riconoscere, guardiana della villa, un tempo guardiana di quelle giovani vite in germoglio, spezza, permalosa, con sottile compiacimento, ogni immagine di bellezza accarezzata da quelle mani (così maschili, carnali, ma anche così dolci sulle cose), e svela, come per dispetto, quell'intima verità che lui non vorrebbe sapere, e la usa a proprio soddisfacimento. Gli dice di quell'ndiscrezione di cui soltanto lei ha un esclusivo possesso (possesso di terzi del ricordo che è d'altri). Molestia d'invidia, seppure inconsapevole: Fulvia con Milton leggeva soltanto dei libri, ascoltava musica (forse sussurrava nel buio a se stessa le sue intime lettere); ma con l'altro, Giorgio, sperimentava l'amore, le mani.



Con Giorgio! Il suo migliore amico! E lui non lo sapeva! Di fretta scappa da quella luce che lo ferisce. E di nuovo nella nebbia, che per delicatezza gli usa il verbo: svanire. Risolvere i contorni. Alba è il paesaggio.



Ma il cuore si rompe, e allora è delirio, impazzimento, passione prestata alla guerra. Giorgio dovrà dirgli che è vero. Quell'amico è nascosto fra i monti. Come lui nella nebbia, come lui resiste ai fascisti. La Resistenza! Ma lui ora deve cercarlo. Deve sapere di Fulvia. Di qui la lotta violenta e crudele. Contro se stessi e l'orrore. Una questione privata. E mentre lo cerca, Giorgio viene fatto prigioniero. E allora bisognerà fare prigioniero un fascista, e così farne scambio. Vicende terribili che rendono i personaggi tutti uguali, confondersi nella nebbia tutti anneriti da uno stesso abbrutimento comune. Usare gli ideali alle proprie frustrazioni.



Ai compagni Milton sembrerà il migliore degli eroi, combattere senza riserve quella sua guerra personale: salvare l'amico.



È il romanzo romantico ma anche crudo di Fenoglio, e i fratelli Taviani aggiungono poesia, sguardo, delicatezza, visioni dall'alto, misura, per contenere la follia di uomini contrapposti, prenderne la distanza, alberi bellissimi e volti presi di meraviglia, di sofferenza, o definitivo smarrimento. Mai buio. Nel bianco della nebbia l'assurdità di ogni guerra. Non riuscire a distinguere nella luce piena e poi rarefatta.



Una regia teatrale e contemporaneamente fatta di spazi aperti, di luce e di cielo, usando dialoghi essenziali su primi piani intensissimi. Paesaggi sovrapposti di uomini e natura, privati di scontati contesti sociali, posizioni meramente ideologiche, tutto cercato nello spazio surreale di immagini interiori. Rivoluzioni possibili solo perchè personali. Attori bravissimi. Di più il protagonista, nella sua veste di subdolo buono: sembra lottare per gli altri, e invece ha un motivo puramente soggettivo. Musica e luce per lo stesso sfondo interiore. Non un'aggiunta alla Storia, in secondo piano (ne parlino gli altri con i soliti termini), invece una sottrazione di storie, e una per una messe affianco da una fotografia che è davvero esemplare.



E quando alla fine si corre via disperati dalla morte, ci si accorge che solo per amore si è disposti a morire. O comunque soltanto per una causa propria, e sennò, al contrario, non di rado per fanatismo, da declinare come ideale collettivo.



È soltanto per la bellezza di ciò che si spera per il proprio futuro che si è disposti a non guardare la realtà che ci circonda, la realtà della guerra che rende tutti, ma proprio tutti, dei brutali assassini. E seppure quelle cause collettive ci appaiono giustamente e profondamente differenti, poi sono le singole storie che ci spiegano veramente quale è stata e può essere la differenza emotiva.



Attori: Luca Marinelli, Francesco Turbanti, Valentina Bellè, Anna Ferruzzo, Lorenzo Richelmy, Alessandro Sperduti, Guglielmo Favilla.


09 dicembre 2017
Articolo di
nostoi
Rubrica:
Teatro


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