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L’artista e l’orrido

L’artista e l’orrido

(31 ottobre 2008) Scrutando qua e là, leggiucchiando riviste del settore e saltellando da un sito web all’altro, in cerca di un po’ d’ispirazione utile a scrivere, e cercando, cercando, ci si può imbattere in un universo che ci circonda del quale non siamo pienamente consapevoli.
Si può andare a sbattere contro pareti sudice, sanguinolente, mollicce, trasbordanti di appiccicosità repellenti e, scavando, scavando, si può scoprire l’ Orrido.

E si, ormai, nell’arte di oggi, se si vogliono conoscere le ultime avanguardie o chi sono i “super quotati”, rischi proprio di avere una brutta sorpresa!

Artisti privi di una vera ispirazione dettata da sentimenti, sensazioni , o reazioni, fanno circolare opere d‘arte…una sorta di “arte di recupero”. Riprendono opere del passato e le fanno “rivivere” nell’epoca moderna abbruttendole e deturpandole, sottraendo loro quel valore e quel significato acquisito nel tempo e a fatica da artisti che sicuramente non sognavano neanche lontanamente di essere un giorno quotati in borsa, ma che volevano solo rappresentare e rappresentarsi.

Ora, invece, l’artista sembra che voglia solo esprimere a più cori un altisonante autocelebrazione mettendo sottotorchio l’arte e chi l’ha inventata. Ma non è tutto qua, il fatto è che anche chi avesse un’ispirazione di quelle serie, rischia di precipitare comunque, o nella deturpazione del bello, o nello sfruttamento del sacro per il profano, o ancora nella rappresentazione (di natura smodata) della violenza.

Come se non ne avessimo già abbastanza di scene delittuose e stragi terroristiche. Ci sono artisti che traducono la teoria del colore e le tecniche affinate e levigate della pittura in scene di crimini dove, al contenuto delle immagini si aggiunge l’ossessione per i contenuti stessi. E così si aprono alla vista dello spettatore porte socchiuse e laghi di sangue che svelano il crimine servendosi di atmosfere sospese e prospettive indefinite di un’immagine rappresentata che sembra fotografia.

Questo non è comunque un fenomeno che si possa far risalire solo ai nostri giorni, anche nei primi anni del novecento artisti di una certa portata vollero dare ampio spazio alla rappresentazione di una sorta di distorsione della realtà, abbruttendola volutamente e denotandone particolari inquietanti o a dir poco cruenti.

Nella fattispecie Chain Soutine, artista bielorusso che si distinse nell’ambiente parigino della prima metà del ‘900, portando sulla tela carcasse di animali morti e interiora si fece traduttore di emozioni angosciose e vibranti, rappresentando la realtà attraverso una desueta linea atemporale, come una tragedia interiore vissuta, ma inassimilabile; da qui le affinità maggiori con Munch e con il movimento dell’espressionismo.

Oggi, Pierluca Cetera, (ne cito uno per tutti) artista tarantino che si è fatto conoscere approdando a musei e mostre di tutto rispetto, come quella sulla pittura italiana del 2007 al Palazzo Reale di Milano, ci apre ad un “nuovo” immaginario, celebrando, a suo dire, una sorta di “paradiso perduto”, attraverso la mescolanza di toni sfumati, rarefatti, pastellati e soggetti sacri contrastanti in modo a dir poco stridente con altri come il sesso e la carnalità, a detta sua sensuale.

L’autore ci proietta una visione d’insieme un po’ anni settanta un po’ impressionista, a tratti classicheggiante, servendosi, per altro, di elementi propri dell’iconografia sacra, come la lavanda dei piedi o un sudario (usato come stuoia per ambientare un picnic d’inizio primavera!).

Visitando il suo sito web, poi, non si può fare a meno di concentrarsi su una estremamente esagerata voglia di ostentazione della perversione sessuale, dove anche l’omosessualità che di norma può essere vissuta, accettata, condivisa, viene ridicolizzata, o meglio “orridizzata” (come orrido è il termine volutamente deformato).

È tutta una grande distruzione delle mete raggiunte, sia nel sociale che nel politico, che nel morale, (oltre che nell’arte), tutto ciò reso poi, da una forza impetuosa, ma fastidiosa, irritante, che suscita, in chi osserva, inquietudine, angoscia, come avvolti appunto, da quelle sudice, sanguinolente pareti mollicce.

E dunque perché mai rappresentare l’orrido? Un grande artista non molto tempo fa parlando dell’orrido disse: “Cosa ne penso dell’orrido nell’arte? Ma l’orrido ci circonda, è per strada, nelle nostre case, in ogni angolo della nostra società, in ogni angolo della nostra intimità e del nostro vivere quotidiano. A cosa serve rappresentarlo? Rappresentarlo nell’Arte, intendo. In quella che io definisco Arte, quella di un tempo: la pittura, la scultura… Quella di oggi non è vera arte, c’è solo la necessità di definirla così, perché conviene, per semplificare, per far credere agli altri che lo sia davvero, per convincere chi compra che in casa ha un “pezzo da novanta”. Coniare un nuovo termine ogni volta che nasce un nuovo tipo di opera non è né comodo né facile! E così si preferisce usare la parola arte, ormai declassata, inflazionata, come un pass-par-tout …tutto qua!”

Tutti questi pensieri vorticosi, andati a male, guastati dalle nostre menti, dai nostri modi e dalla nostra pochezza umana, dal nostro più recondito difetto: quello di appartenere al genere umano, ci catapulteranno, fra non molto, ad essere così contorti e allo stesso tempo sezionati (mentalmente) che saremo sempre pronti a barattare i nostri credi, la nostra morale, i nostri gusti, i nostri talenti per qualcosa di infimo e strisciante.

Smerceremo il bello per il volgare, l’armonia per il caos, la semplicità per un’eccentrica e complicata sofisticazione. Scambieremo i luoghi di culto per bordelli e permetteremo a pseudo artisti di esibirsi in forme presso che indefinite di espressione atte a celebrarsi piuttosto che rappresentare.

Tutto ciò riporta al ricordo (come un flash inaspettato) di un’opera famosissima che ha fatto il giro del mondo, come tutte del resto, di Oliviero Toscani, Kissing-Nun del 1992, ovvero “Il bacio della suora”…e qui si aprirebbe un’altra lunga e difficile diatriba tra chi scrive e chi legge per cui semplicemente la conclusione, ritornando agli inizi: L’artista e l’orrido!!



di Carla Primiceri



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