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L’ombra di quel che eravamo – Luis Sepùlveda

L’ombra di quel che eravamo – Luis Sepùlveda

(12 febbraio 2010) “Sono l’ombra di quel che eravamo,
ma finchè c’è luce esisteremo”.


Luis Sepùlveda ci regala ancora una storia di passioni. Passioni politiche e nostalgie per ciò che è stato. Uno sguardo rabbioso sul presente attraverso segmenti del passato, quando gli ideali di una generazione erano l’orizzonte del domani. Un affettuoso e ironico omaggio all’amicizia, con trama da quasi Noir.
Alcuni amici che hanno vissuto la storia drammatica del Cile dalla stessa parte, cioè dalla parte di Allende, vengono richiamati a raccolta da un personaggio misterioso per un'ultima audace azione rivoluzionaria in un garage di Santiago.
La città è ormai cambiata e piena di ferite, le stesse che portano gli amici sul viso e nell’anima.
Il tempo naturalmente ha fatto la sua parte. Le splendide chiome non ci sono più e qualcuno ha messo su una ragguardevole pancetta.

Il personaggio misterioso è Pedro Nolasco detto “l’ombra”, l’anarchico che vuole mettere a segno l’ultimo spettacolare colpo. Ma le cose non andranno come voleva, infatti per uno stupido colpo del destino muore. Il caso ci mette lo zampino. Una lettera ritrovata dà loro l’addio, ma Arancibia, Salinas, Garmendia e lo sprovveduto Aravena faranno da soli seguendo le indicazioni ricevute, portando a termine la strana rapina. Intanto l’Ispettore Crespo e la giovane poliziotta al suo fianco cercano di vederci chiaro. Quello che scoprirà lo spingerà ad un gesto eclatante e necessario.

Scritto con la consueta passione e semplicità, gradevole e leggero nella lettura, Sepùlveda ci riporta il Cile di oggi con la sua dolorosa memoria che in molti ancora non vogliono recuperare.

Una democrazia dal volto posticcio che ha scordato le sozzure del passato, si è imposta il silenzio, a volte anche solo minimizzando storicamente la dittatura del generale Pinochet che ancora in molti tendono a giustificare, oppure semplicemente rimuovendo la ferita drammatica dei desaparecidos.
Ma si spera ancora che qualcosa possa e debba cambiare. Il romanzo va in questa direzione, cerca di simboleggiare la voglia di verità di una società civile e di un paese che vuole e deve affrontare i propri fantasmi.

di Dario Ameruso


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I libri di Sepùlveda
12 febbraio 2010
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