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MAFIA E CEMENTO

MAFIA E CEMENTO

(22 aprile 2009) Negli anni passati molti avevano l'impressione che mafia, camorra, 'ndrangheta fossero cose lontane, diretta espressione delle regioni del sud Italia, dei loro rapporti clientelari, della capacità di agire, tipica delle regioni meridionali, in sfregio alle regole. Cioè un fenomeno limitato almeno territorialmente e confinato da tanta stampa alla periferia del paese civile.
Quasi una cosa da barbari sottosviluppati, e non un fenomeno guidato da menti fertili che investe la società nel suo complesso.
Ma con il passare del tempo e con le indagini che negli anni si sono sviluppate si è capito che la realtà è molto più complessa. Nessuna zona o regione, territorio turistico e non, può essere esente per principio da infiltrazioni mafiose (vedi la questione Abruzzo).

Le mafie, nella loro diversa capacità di intessere relazioni di potere economico e politico, hanno sviluppato una grandissima capacità d'investimento anche al di fuori dei confini nazionali. Il riciclaggio non ha nessun limite territoriale, anzi, proprio le regioni con un tessuto produttivo forte consentono maggiori possibilità d'affari (vedi il ciclo dei rifiuti dal nord verso la Campania).

La punta di diamante sono professionisti e colletti bianchi che al servizio del riciclo, del finanziamento illecito, investono e speculano in borsa, condizionando l'economia. Recenti sono i casi giudiziari riguardanti i finanziamenti della comunità Europea per imprese fantasma, non solo in Calabria, su consulenza di specialisti del settore.

Oltre agli stupefacenti che hanno un peso notevolissimo negli affari, la vera manna che offre investimento sicuro in un paese come l'Italia è l'edilizia. Appalti guidati, agganci con il potere politico spesso fortemente colluso con imprese in odore di mafia, subappalti guidati da imprese sane che fungono da specchietti per le allodole. Affaristi che in sfregio a qualsiasi regola di sicurezza, usano materiali scadenti, direttori dei lavori solamente nominali, nessun controllo, indagini geologiche approssimative.

Non a caso molte società italiane sono recentemente coinvolte in indagini giudiziarie, a cominciare dall'Impregilo che ha ristrutturato l'ospedale dell'Aquila, oltre ad essere coinvolta in numerosi appalti pubblici (ponte sullo stretto,autostrada Salerno-Reggio Calabria, rifiuti in Campania) e per finire alla Calcestruzzi spa, coinvolta in un'inchiesta in Sicilia per aver fornito cemento "depotenziato" in numerose opere pubbliche e per sospetti favoreggiamenti a Cosa nostra. Ma la lista di aziende e opere ferme a causa di infiltrazioni mafiose è purtroppo lunga.

L'Italia è un paese in alcuni casi invaso dal cemento. La cultura sociale italiana (la casa come valore centrale della vita) fatta di scarsa attenzione alle regole, fa da sfondo a continue devastazioni del territorio, perchè non importa come e se, l'importante è costruire.

Cosi è stato per l'Abruzzo. Un territorio che non molto tempo fa veniva descritto come un'isola felice si ritrova a dovere in questi ultimi decenni fare i conti con appalti truccati, corruzione ed edilizia 'creativa'. Una presenza spesso d'importazione, quella mafiosa, silente, dovuta anche a numerosi 'confinati' (che hanno a cascata riprodotto gruppi mafiosi, fiancheggiatori), ma ormai ben radicata, della cui pericolosità mette in guardia il procuratore Antimafia Pietro Grasso, in pieno clima di ricostruzione. Ma qualcuno s'indigna, fingendo di non ricordare quell'accusa dal tono pasoliniano che Saviano lanciava in Gomorra: “ Tutto nasce dal cemento. Non esiste impero economico nato nel mezzogiorno che non veda il passaggio nelle costruzioni. Appalti, gare d'appalto, cave, cemento, inerti, malta, mattoni, impalcature, operai....So come è stata costruita mezz'Italia...La sabbia che ha tirato su palazzi e grattacieli...Ora quella sabbia è nelle pareti dei condomini abbruzzesi, nei palazzi di Varese, Asiago, Genova...”.

Che tipo di ricostruzione si avvierà in Abruzzo? Che garanzie ci sono?
Le leggi vigenti in materia sarebbero, pur tra doverose aggiunte di accertamenti seri e strutturati e di controlli, valide, ma l'applicazione è lasciata praticamente in mano ai tecnici, per poi scoprire solo quando ci sono dei disatri la poca attendibilità di questi ultimi, pagati come sono dalle stesse imprese costruttrici. Inoltre dal punto di vista prettamente ingegneristico, una semplice considerazione ci fa dire che in un paese cosi esposto al rischio sismico, non c'è sostanziale innovazione e prevenzione nel modo di costruire. Inutile aggiungere a tutto la violenza dei continui condoni che aggirano ogni principio di sicurezza e bellezza, alterando e sfilacciando un quadro normativo già abbastanza confuso e invece carente per quanto riguarda i crimini di tipo ambientale.

Tutte cose che sembrano interessare poco un'opinione pubblica addormentata da una informazione sostanzialmente silenziosa riguardo a temi d'importanza cruciale e un potere politico ormai non solo preda di interessi mafiosi, ma che non di rado ne diventa protagonista.

Liberaiformazione - Dossier Abruzzo

Roberto Saviano: ricostruzione Abruzzo

di Dario Ameruso

22 aprile 2009
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