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Teatro India

Teatro India

Il bianco e il nero delle ombre sono proiezioni di noi che rimangono sospese in una stanza chiusa dove esplodere in mille pezzi. Un pesciolino rosso è in una boccia, e l’acqua che non c’è, in questo modo si sente, atterrisce, un flusso inesauribile che ti porta lungo il suo corso e non ti lascia andare in altri rivoli.

Senza peso sprofondi nel nulla e tutto intorno a te è nel silenzio. Sedie morte, cadute a terra, raccontano l’assenza, il passaggio, la distruzione. Cappelli come foglie, e oggetti catalizzatori, fermati nel vuoto, ci ricordano la gravità delle cose e del mondo.

A volte proprio il corpo scivola via senza più forza, e si aggrappa a quell’altro per non sprofondare, mentre il volto si cela. Nel buio lo sguardo è di sbieco. Tutto avviene nella mente, con un pensiero fisso, il suicidio.

Trascinarsi a forza lungo gli angoli della vita, come i perdenti, e ogni tanto sentirsi nel mare, dentro.

Questa scena in verticale oltrepassa i limiti del concettuale, a un certo punto si piega e provi un brivido di dolore. Il rumore della carta di giornale che si strapazza.

La regia è un groviglio di facce e di movimenti, di proiezioni viste e intraviste, il protagonista si sdoppia e poi si moltiplica, ma non l’afferri. Scappa qui e là e tu resti nel centro senza direzione.

Le lacrime vengono giù e attraversano lo scheletro di un ombrello, quello ti resta dopo il naufragio, mentre accovacciato come in un abbraccio ti fermi ed aspetti.

La costruzione di questo spettacolo è seria e complessa, tutto si carica di metafore, la scena sembra una sfera di cristallo che giri e rigiri più volte, mentre dentro tutto impazzisce. Ma c’è una persona e il suo doppio, e la dimensione esistenziale si fa complessa. Non c’è un attimo per risalite, senza fiato attraversi il vuoto e ne rimani schiacciato, e anche le parole sono pietre tirate giù nel profondo del mare.

C’è tanta sofferenza e una forza improvvisa che ti costringe a comunicarla. Davvero di pregio l’interpretazione e la forma. Commoventi le coreografie. Di Lorenzo Gleijeses e Manolo Muoio.

di Chiara Merlo



VIDEO SPETTACOLO

LOCANDINA E NOTE DI LORENZO GLEIJESES
19 giugno 2009
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