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Food revolution

Food revolution

(18 aprile 2010)

"Non ci dimentichiamo che il cibo e' una droga legale, dovunque io vada sono circondato dal cibo ... le droghe vanno cercate, il cibo e' accessibile ed e' difficile liberarsene ... nessuno ha paura di una persona grassa, uno grasso non ti rubera' mai la donna, ecco perche' e' piu' difficile essere grassi che drogati"

estratto dal film "lbs."


I numeri sono impressionanti, quelli di un morbo che silenziosamente e lentamente sta consumando il paese piu' potente del mondo. L'unico paese, fra quelli industrializzati, dove i figli hanno un'aspettativa di vita piu' corta di quella dei padri.

Il rapporto che gli Stati Uniti hanno con il cibo si riassume in poco. Circa due terzi degli americani adulti sono sovrappeso grazie al loro stile di vita sedentario e alle loro abitudini alimentari. L'obesita' e' aumentata del 60% tra gli adulti negli ultimi 10 anni, mentre l'obesita' infantile si e' triplicata.

Come si e' arrivati a questo punto e' facile dirlo, meno capirlo: pubblicita' ingannevole, potere delle multinazionali del cibo, poverta' ma soprattutto ignoranza alimentare.

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Il risultato e' che la salute della nazione sta peggiorando notevolmente per l'aumento di malattie cardiovascolari, ipertensione e diabete, con conseguenze che hanno un impatto enorme sull'immagine, la vita sociale e le tasche degli USA.

La reazione a questi numeri negli anni passati e' stata la demonizzazione del "grasso", la ghettizzazione delle persone sovrappeso, generalmente persone con un basso livello di istruzione e uno stile di vita "vizioso", colpevoli della loro condizione.
E la televisione ha usato gli obesi come esempio negativo, anti-immagine dell'uomo vincente, volitivo, padrone del suo destino, orgoglio della bandiera a stelle e strisce. Esempio per tutti il reality show "The biggest loser - Il piu' grande perdente" che mostra istruttori magri e crudelmente saccenti intenti a pesare in diretta nazionale intere squadre di persone con la missione finale di convertire i pigri e perdenti al salutismo e alla felicita'.

Ma l'illusione di risolvere il problema a forza di tapis-roulant e insulti non e' durata per molto. E la battaglia si e' spostata nelle case, nelle scuole, nelle comunita', al confine slabbrato tra individuo e consumatore, perche' e' li' che nasce il problema di una nazione che da almeno tre generazioni non sa cosa succede al cibo prima della scatola di latta, della confezione, del forno a microonde, del fast food.

Ha iniziato la first lady, Michelle Obama, zappettando il suo orto alla Casa Bianca e diventando madrina di una campagna che cerca di dare sostegno economico e supporto alle famiglie che vogliono ricominciare a considerare il cibo con occhi diversi, restituendogli il ruolo che per millenni ha avuto, di sostentamento, risorsa e non veleno.

E a ruota ha seguito la televisione, oracolo del nostro tempo, con un altro reality show che ha come protagonista lo chef inglese, Jamie Oliver, conosciuto come lo "chef nudo-naked chef".
Jamie Oliver e' andato ad Huntington, West VIrginia, indicata dal CDC, Centro per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie, come la citta' meno salutare d'America e si e' messo in testa di cambiare l'alimentazione dell'intera citta' con una rivoluzione-food revolution.

Jamie vuole convincere la gente che si puo' tornare a cucinare, ad avere un rapporto sano con il cibo. Che il cibo non va demonizzato ma che bisogna conoscerne l'origine e la qualita'.

Ha iniziato dalle scuole elementari dove i bambini non sanno la differenza tra un pomodoro e una patata a meno che non siano sotto forma di ketchup e patatine fritte. Ha cercato di spingere i responsabili delle mense scolastiche ad eliminare il cibo "processato" per dare spazio al cibo fresco, cucinato sul posto.

Il suo scopo finale e' di convincere la gente che la strada che passa per il cibo prodotto dall'industria, rimaneggiato e arricchito di svariate sostanze conservanti porta verso un unico epilogo, una bara in formato gigante, jumbo, che puo' essere trasportata solo in speciali furgoni, simbolo di una umanita' "sformata" a cui neanche la morte sa restituire amorevole dignita'.

L'immagine e' forte ma in rivoluzione e amore tutto e' permesso.

di Paola Merlo

18 aprile 2010
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