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Le loro Prigioni

Le loro Prigioni

Il pane amaro che pesano con precauzione
è pieno di calce e di gesso e il sonno mai non s'addorme,
ma cammina con dilatati occhi implorando grazia dal Tempo
(Oscar Wilde, La ballata dal carcere di Reading)



La striscia d'azzurro che chiamiamo cielo

" Niuna lettera, niuna spiegazione di più. Dimandammo infinite volte la grazia d'avere almeno carta e calamaio. Non fummo esauditi mai "
(S. Pellico, Le mie prigioni, 1831)

Angelo Falcone ha compiuto 29 anni il 26 aprile 2009. E' un cittadino italiano.
Dal 9 marzo del 2007 è rinchiuso nel carcere indiano di Nahan. Arrestato a Mandi, nello stato di Himachal Pradesh, è stato condannato alla pena di 10 anni per detenzione di 18 chilogrammi di hashish insieme all'amico Simone Nobili.


Impossibilitati a contattare telefonicamente l'ambasciata italiana e ad essere assistiti da un traduttore, Angelo e Simone vivono in un isolamento quasi totale la condanna per un reato che da sempre negano di aver commesso. Hanno contratto l'epatite virale, in seguito alle condizioni di detenzione al limite e alle carenze sanitarie e igieniche della loro cella.
Due metri per due. Malnutriti, ammalati. Soli

Dall'ottobre del 2008 Angelo non ha contatti con la sua famiglia. Nessuna telefonata, nessuna comunicazione. Nessuna spiegazione. Il nulla.
Il silenzio fa da cornice all'angoscia di suo padre, Giovanni, impegnato nella lotta coraggiosa contro l'indifferenza quasi totale dei media nazionali e il mancato rispetto dei patti bilaterali fra Italia ed India in materia detentiva.
Dal 3 giugno Giovanni ha intrapreso uno nuovo sciopero della fame per sollecitare le istituzioni ad aprire gli occhi sul suo caso e su quello degli italiani dimenticati nelle prigioni del mondo. Per garantire il diritto di Cronaca sui fatti che li riguardano. Che dovrebbero riguardarci.

A guardare un cielo straniero, dalle sbarre arrugginite di una prigione lontana ci sono oggi 2773 cittadini italiani. L'81% di essi (2253 detenuti) si trova in istituti penitenziari comunitari ( di cui 1140 nelle carceri tedesche ) mentre il 15% è trattenuto in carceri delle Americhe. La restante parte è rinchiusa nel resto del mondo. Scontano una pena in via definitiva 1440 detenuti, mentre tutti gli altri sono in attesa di giudizio.
I reati maggiormente sanzionati orbitano nell'area dello spaccio e della detenzione di stupefacenti; a seguire troviamo i reati di truffa, i danni patrimoniali, i reati di clandestinità e l' omicidio.

La differenza fra gli italiani che commettono reati nei paesi esteri in cui sono residenti e i cittadini che vengono invece arrestati mentre si trovano temporaneamente su un territorio straniero è molto importante.
Il cittadino residente è inserito in sistema culturale noto, del quale conosce la lingua e le tradizioni, gode del sostegno e della vicinanza degli affetti e dell'assistenza legale durante il suo periodo di detenzione.
Diversa è la condizione dei detenuti non residenti.
Lontani, lontanissimi dalla famiglia, spesso non conoscono la lingua del paese che li trattiene né godono di garanzie di alcun tipo.

Le spese per il sostegno legale sono molto elevate poiché non viene garantito ai nostri concittadini il gratuito patrocinio. Questo mette in ulteriore difficoltà tutte quelle famiglie che non possono supportare economicamente il loro personale percorso legale e umano e l'assistenza tecnico-giuridico-linguistica, di competenza consolare, è spesso insufficiente.

Malgrado la maggior parte dei paesi del mondo abbia sottoscritto le diverse Convenzioni in materia di Relazioni Consolari, dalla Convenzione di Vienna del 1963 che garantisce ai cittadini tratti in arresto in qualsiasi paese la possibilità di contattare il proprio Consolato, alle diverse Dichiarazioni dei Diritti Umani, ancora oggi le poche notizie circa le reali condizioni dei detenuti all'estero e il loro trattamento conferma la quasi totale mancanza di tutele sanitarie e giuridiche.

La stessa Convenzione di Strasburgo del 1983 regola il trasferimento dei detenuti dei paesi firmatari verso il paese d'origine per il residuo di pena da scontare, anche in aderenza col concetto di rieducazione detentiva.
Come accade spesso però, i paesi non sono firmatari della Convenzione. Per questo motivo, il compito della autorità consolari dovrebbe tendere alla sottoscrizione di accordi bilaterali da stipulare caso per caso.
E' questo che si chiede alle istituzioni.

Stordisce il loro silenzio ma soprattutto quello degli organi di informazione. Ondivaghi.
Un passo avanti è stato compiuto in entrambe le direzioni con la lettera aperta al Ministro degli Esteri, Franco Frattini, da parte dell'Onorevole Elisabetta Zamparutti che chiede un intervento urgente per il riconoscimento da parte delle autorità indiane del diritto dei nostri connazionali detenuti a poter comunicare con le proprie famiglie.

Nel caso Falcone, grande impegno è venuto invece dal mondo del web: diversi gruppi a sostegno dei diritti internazionali per i detenuti all'estero sono stati creati nel social network di Facebook, oltre ai gruppi a sostegno della lotta di papà Giovanni e al suo blog. Baluardo di amore.
La lotta per la visibilità è portata avanti anche dall'associazione Prigionieri del Silenzio che da tempo assiste le famiglie dei detenuti all'estero e lotta per il riconoscimento dei loro diritti, umani e processuali.

“ Mai vidi un uomo guardare con un occhio così intenso
quell'esigua striscia d'azzurro che i prigionieri chiamano il cielo “


(Oscar Wilde, La Ballata del Carcere di Reading, 1897)

di Veronica Turiello


A Sostegno di Giovanni e Angelo Falcone
A Sostegno di tutte le famiglie dei detenuti italiani all'Estero

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Pubblicato il 23 giugno 2009 da Violet. - Temi




 
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