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Cosa  successo in Thailandia

Cosa successo in Thailandia
di Fabrizio Comerci

(21 maggio 2010) 2010: si infuoca la calda primavera di Bangkok. Contadini e operai vestono le camicie rosse e prendono le parti di un ricco, corrotto e populista magnate dei media datosi alla politica, Thaksin Shinawatra. Dall'altra parte delle barricate c' l'esercito guidato dalla lobby dei generali, che cerca di mantenere il controllo in favore di un governo delegittimato del quale le camicie rosse chiedono lo scioglimento. Ecco cosa successo in Thailandia in una caldissima primavera 2010

Dopo un anno di tensioni e disordini, la protesta è diventata guerriglia urbana con morti e feriti da entrambe le parti e con vittime anche tra i reporter che hanno seguito gli scontri. Il carismatico sovrano della monarchia parlamentare thailandese, vecchio e malato, rimane a guardare in silenzio. Un suo intervento avrebbe potuto risolvere la situazione di stallo.


Il vuoto di potere venutosi a creare, rischia di affossare socialmente e finanziariamente una delle realtà più dinamiche dell'Estremo Oriente. Mappa della Thailandia Gen Anupong, il comandante in capo delle forze armate, si dichiara a favore di una soluzione politica della crisi.


Ma l'escalation delle violenze ha visto i militari sparare i 'colpi di avvertimento' sempre più spesso ad altezza uomo. I cecchini dell'esercito hanno colpito Khattiya Sawasdipol, il 'Comandante Rosso', il leader più estremista dei manifestanti, durante un'intervista rilasciata ai reporter del The New York Times e della CNN. Muore pochi giorni dopo, quando le tensioni raggiungono il climax.


I soldati sono stati mandati per le strade di una Bangkok in sommossa, con un piano intempestivo e inefficace. Si è delineato uno scollamento tra i militari semplici e i loro vertici che rischia di risultare in uno stato d'anarchia. Inoltre il governo ha sospettato una fuga di notizie sui piani strategici delle forze dell'ordine in favore delle camicie rosse, accusando l'infiltrazione, tra le linee dei manifestanti, di terroristi pronti a far degenerare la situazione. Focolai di rivolta si accendono anche nel nord del Paese, dove le camicie rosse sono più numerose.


Il governo lancia il suo ultimatum: entro il 17 maggio: l'occupazione di Bangkok deve terminare. Il 17 passa, ma 5.000 camicie rosse rimangono dietro le barricate di pneumatici che occupano il quartiere finanziario della capitale. La rivolta, però, è indebolita e i restanti leader del movimento popolare iniziano a trattare la resa. 20 maggio: “Si sono consegnati oggi nelle mani della polizia a Bangkok - scrive Il Messaggero - Veera Musikhapong e Weng Tojirakarn, i due leader delle camicie rosse thailandesi ancora latitanti. (...) Veera, il «moderato», era sparito da 10 giorni dal palco di Ratchaprasong. Weng è invece considerato l'ideologo dei rossi, e ancora ieri mattina si trovava all'interno del presidio. Allo stato attuale, dunque, tutti i membri del cosiddetto «quadrumivrato» del movimento, oltre a Veera e Weng, Jatuporn Prompan e Nattawut Saikua, si trovano agli arresti”. Ma, per chi parteggiano le camicie rosse? Thaksin Shinawatra, imprenditore e politico, vinse le elezioni del 2001 alla guida del Partito del Potere popolare contro il Partito democratico, divenendo primo ministro.


Grazie alla proprietà della Shin Corporation, che controlla TV e telefonia mobile, ha potuto contare su un massiccio intervento mediatico che ha fatto presa sulla maggioranza rurale della popolazione thailandese. A maggior ragione quando, una volta conquistato il potere, ha potuto contare anche sulla diffusione tramite le reti pubbliche dei suoi spot populistici.


Lo stile imprenditoriale nella conduzione del Paese di Thaksin Shinawatra, nonché le politiche sociali in favore dei meno abbienti, hanno rafforzato il suo carisma nella sfera più povera del Paese. La sua influenza non è stata scalfita né dalle varie accuse di corruzione, conflitto d'interessi, frode, evasione fiscale e abuso di potere, né dal biasimo internazionale per la violazione dei Diritti Umani, durante il giro di vite del 2003 contro i presunti spacciatori di droga.


Quella del 2001 fu la prima legislatura thailandese a essere portata a termine. Nel 2005 il Partito del Potere popolare vinse nuovamente sul Partito democratico. Ma, nel 2006, Thaksin fu deposto da un colpo di stato militare incruento, anticipato dalla protesta popolare delle camicie gialle (colore identificativo della famiglia reale) fedeli al Partito democratico.


A seguito di questo colpo di stato Thaksin dichiarò il proprio ritiro dalla scena politica andando in esilio volontario. Nel 2007 il Partito del Potere popolare vinse le elezioni con Somchai Wongsawat, cognato di Thaksin. Nel 2008 le camicie gialle chiedono le dimissioni di Somchai e le ottengono grazie alla condanna per frode elettorale spiccata dalla corte costituzionale. Abhisit Vejjajiva, leader dell'opposizione, diventa primo ministro. È nel 2009 che nascono le camicie rosse. La loro protesta contro il governo illegittimo porta dai primi scontri a Bangkok dell'aprile dello stesso anno, fino all'irruzione in parlamento e agli scontri della primavera 2010.

21 maggio 2010
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