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C'amor d'amour

C'amor d'amour

A camorra song'io ca te guardo dint all'uocchie
(A camorra song'io -'A67-)



Qui radio Camorra, state ascoltando Buonanotte. Parte 2.
Su un giro hip hop dei Co'Sang si snodano le telefonate, autentiche, dei familiari dei carcerati ad una radio privata di Napoli.
L'etere della camorra: “ Volevo salutare a mio fratello Totonno a Poggioreale dal Padiglione Milano 8036...” Chiedono l'effetto eco allo speaker.


Perché l' eco risuona a lungo e va lontano.
Parlare di musica della camorra è come parlare della camorra stessa. E' la faccia cantata di un mondo, di un modo d'essere. Del suo sentire.
Sentire. E' il verbo giusto. Linguaggio e controlinguaggio.
La partitura musicale si gioca così: chi del camorrista celebra il valore, la potenza, il coraggio, e l'onore. E chi di questo onore, costruito sulla terra smossa per seppellire i morti, intriso del sangue degli uomini, ne canta il disvalore. La vergogna. La viltà.

Il sentire camorrista si fregia dello stretto rapporto con tutte le forme di comunicazione, dall'arte figurativa, alla poesia. All'esteriorità espressa ed esasperata degli atteggiamenti, all'emulazione degli eroi negativi dei film americani, del linguaggio pomposo e gonfiato e infine della musica. E' questo il posto del neomelodico di camorra. Il celebrante della “ famiglia “, il piccolo divo del quartiere, col le meches bionde e il Rolex a vista. San Gennaro alla collana d'oro. Padre Pio tatuato sul braccio. E la macchina sportiva senza cappotta.
Il moderno giullare senza campanelli canta i valori, l'ascesa e il sacrificio, la latitanza, l'epopea di un uomo da niente che diventa camorrista.

Camorrista non è un aggettivo. Camorrista è sostantivo: entità precisa e non sovrapponibile.
Un modello da imitare. E niente più della canzone s' imprime nel ricordo. Nel sentire comune.
L'idea di usare le canzoni per diffondere e far amare l'ideologia e la coscienza camorrista è già chiaro agli inizi degli anni '80 quando il boss Lovigino Luigi Giuliano, capo dell'omonimo clan, scrive per il cantante Ciro Riccio uno dei brani forse più noti della musica partenopea:Chill’ va pazz p’te.
L'idea del neomelodico strappalacrime che parla d'amore e di tramonti a Napoli si amalgama e si sovrappone al neomelodico celebrante. E i due mondi spesso si confondono.
Ciro Riccio , Lisa Castaldi ( “ Femmene d'onor ” e “ Il mio amico camorrista “), Rosario Buccino, latitante e paroliere di molti cantanti neomelodici, Carmine Sarno, produttore discografico, cugino del capoclan di Ponticelli, Ciro Sarno. Linguaggio. Non sottinteso ma palesato.
E poi, c'è il controlinguaggio. Sono loro, sono gli stessi cresciuti fra pistole e prove di coraggio, fra proiettili vaganti e gente che viene a prendersi il pizzo, con gli occhiali alla moda e il berretto girato al contrario. Sono i Co'Sang , 'Nto – Antonio Riccardi- e O'Luchè – Luca Imprudente – che affidano alla potenza espressiva dell'hip hop, quello che è l'odio contro ciò che la camorra esalta. Il loro linguaggio, nel disco d'esordio del 2005 Chi more pe mme,sono le 16 tracce di chi ha voglia di dire basta. Di chi è cresciuto nella camorra ma ne è rimasto fuori.
Di spicco Ind'o rione e Pe chi nun crere.

Il rione e il senso di impotenza, nella lotta verso una cultura che non può soverchiare la legalità, finché c'è chi la difende.
Sono l'altra voce del quartiere gli 'A67, gruppo black-funk-rock di Scampia.A camorra song'io è il brano che dà nome al disco/concept e ad un progetto multimediale , che dal suo website ostenta l'intenzione di condannare il Sistema con le parole del Sistema stesso. E' un andare contro la logica dell'eccesso, della mentalità desiderante e dell'immagine troppo stereotipata e omologante che i media istituzionali danno di un quartiere e di una comunità. E' un speranza, quella di potersi salvare dall'affiliazione senza essere tagliati fuori dalla società.
Sulle note tanghere dell'album La Camorra (1989) di Astor Piazzolla, risuona l'eco nostalgico e lontano di tempi opachi: tempi del camorrista che è ancora sostantivo. Essenza desiderata.
Ma quella era un'altra musica. Che pure, in fondo, risuona ancora..

La musica che è controcamorra scopre un simulacro troppo pomposo che maschera la paura di essere singoli individui incapaci e insicuri. Senza futuro e senza coraggio.
Al sicuro soltanto fra le braccia protettive della famiglia e del capoclan. Mammasantissima.

Camorrista. Un aggettivo. Poco più.


di Veronica Turiello







Pubblicato il 21 aprile 2009 da Violet. - Cultura




 
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